La Cina vuole il petrolio del Polo Nord: trattative con il governo islandese
Grazie ad un articolo de La Voce della Russia a firma di Igor Denisov, apprendiamo che la compagnia cinese offshore di gas e petrolio CNOOC (China National Offshore Oil Company) e la compagnia islandese Eykon Energy stanno portando avanti delle trattative con il governo Islandese per l’estrazione di petrolio e gas naturale nelle acque dell’Artico.
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La notizia è stata diffusa dal giornale Di i saizen zhibao che possiede delle fonti presso la corporazione cinese.

La compagnia ha presentato una richiesta per effettuare delle ricerche geologiche e dedicarsi all’estrazione di idrocarburi nelle acque islandesi.

Al momento non si conoscono gli esiti delle trattative, ma la compagnia ritiene che ci siano buone probabilità che il progetto venga approvato.

Il governo islandese ha già rilasciato due licenze, durante quest’anno, per effettuare delle indagini sui giacimenti petroliferi dell’area di Dreki. Nella piattaforma islandese in questo settore nord-orientale dell’Artico sono al lavoro due operatori norvegesi ed una compagnia islandese.

Evidentemente l’esempio ha ispirato i cinesi che hanno presentato la loro richiesta per elaborare una piattaforma di estrazione petrolifera nella stessa regione, in collaborazione con la compagnia islandese Eykon Energy. Come prevedibile il governo islandese prenderà la sua decisione sulla richiesta dei cinesi in autunno.

La Cina sta tentando di trarre il massimo profitto dagli interessi dell’Islanda, che vuole attirare investimenti stranieri in progetti energetici sul gas e sul petrolio. Al momento le riserve di idrocarburi, tanto nella piattaforma quanto nell’isola stessa, sembrano essere inestimabili, ma non vengono estratte.

L’Islanda produce praticamente tutta la sua energia dalle centrali idroelettriche e geotermiche. A Reykjavik non celano il fatto che con le sole loro forze non sono in grado di attuare lavori massicci per l’elaborazione e lo sfruttamento delle ricche risorse petrolifere e di gas.

L’Islanda, la cui popolazione totale è pari al 2% della popolazione di Pechino, negli ultimi anni ha attirato molto l’attenzione dei cinesi.

Ad aprile di quest’anno l’Islanda è divenuta il primo stato europeo con il quale la Cina ha firmato un contratto per il libero commercio. Un anno prima lo stato nordico era stato visitato da Wien Jiabao, l’allora primo ministro del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese.

Andrej Vinogradov, direttore del Centro di ricerche e previsioni politiche dell’Istituto per l’Estremo Oriente dell’Accademia Russa delle Scienze, ritiene chela Cina sia interessata all’Islanda sia per questioni energetiche che politiche, per rafforzare la sua influenza a livello globale.

I cambiamenti del clima hanno fatto sì che l’Artico possa trasformarsi in una delle più importanti basi per l’estrazione di risorse naturale, in primo luogo di idrocarburi.

Prendere parte alla colonizzazione di questa nuova regione è un’esigenza imprescindibile per qualunque grande stato, in particolare per uno che si sta sviluppando molto come accade alla Cina.

Per questo la Cina manifesta tanto interesse nei confronti dell’Artico per collaborare con diversi stati. Recentemente è diventata osservatore nel Consiglio Artico, forum che riunisce alcuni stati settentrionali del pianeta fra cui la Russia.

La Cina ha cominciato ad occuparsi dei problemi dell’Artico abbastanza recentemente. La prima stazione di ricerca nell’artico venne inaugurata nel 1985 egli scienziati cinesi hanno cominciato a prender parte alle indagini sul Polo Nord e sul Mar Glaciale Artico solo negli anni 2000.

Solo nel 2004 la Cina ha avuto la sua base terrena fissa nell’Artico, un paio di anni fa alcuni incaricati ufficiali cinesi hanno confutato le comunicazioni secondo le quali la Cina sarebbe stata interessata a cercare giacimenti di idrocarburi nell’Artico. All’epoca Pechino asserì che non disponeva di mezzi per estrarre gas e petrolio nelle condizioni polari.

Il cambio di rotta nei confronti dell’Artico è avvenuto letteralmente in un batter d’occhio. Molti esperti ritengono che non si tratti solo della crescente domanda, da parte della Cina di idrocarburi, ma che rientri in una strategia bellica.

Oggi, per la Cina, l’accesso ai giacimenti petroliferi e ad altre risorse naturali della regione artica è un fattore secondario. L’interesse di base è geopolitico. Una lotta per il “proprio” posto fra le altre potenze mondiali.

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