Il Sole perde colpi: ci avviamo verso una nuova “piccola era glaciale”?
I dati meteorologici sembrano mostrare i primi sintomi di questa tendenza: la stagione invernale 2012-2013 è stata particolarmente fredda per buona parte dell’Europa centro-settentrionale.

Per quanto possa essere difficile a credersi, a dispetto di tutte le previsioni catastrofiche su effetto serra e riscaldamento globale, nel prossimo futuro il clima della Terra potrebbe diventare mediamente più freddo.

I dati meteorologici sembrano mostrare i primi sintomi di questa tendenza: la stagione invernale 2012-2013 è stata particolarmente fredda per buona parte dell’Europa centro-settentrionale.

Secondo i meteorologi le temperature dell’inverno russo sono state di almeno 12 gradi inferiori alla media stagionale e che questo possa alla fine rivelarsi l’inverno più freddo degli ultimi 80 anni.

Il fenomeno riguarda anche la Cina, che si è vista dover affrontare l’inverno più freddo degli ultimi 30 anni. Secondo i dati diffusi da il meteo.it, il mese di marzo del 2013 è stato il più freddo degli ultimi 50 anni.

Attualmente, siamo entrati nella primavera ma il maltempo continua a funestare l’Europa. Clima invernale su gran parte delle nazioni centrali del Continente: -5°C a Berlino, sottozero anche Bruxelles, Londra, Parigi e Madrid. Quasi -6°C a Dublino. In Svezia e Norvegia ancora sotto i -20°C. (meteogiornale.it). Ma quale può essere la causa di questa “raffreddamento generale”?

Secondo alcuni ricercatori, l’abbassamento delle temperature potrebbe essere determinato dalla insolita attività solare particolarmente “quieta”! Un interessante studio, pubblicato su “Geophysical Research Letters” lo scorso agosto 2012, ha messo in relazione la bassa attività solare al verificarsi di inverni particolarmente rigidi nell’Europa del centrale e settentrionale.

Secondo il professor Frank Sirocko, professore di sedimentologia e paleoclimatologia dell’Istituto di Geoscienze della Johannes Gutenberg University di Mainz, in Germania, il meccanismo plausibile di questo collegamento è che con il minimo di attività il Sole emette meno radiazione ultravioletta, riscaldando meno l’atmosfera terrestre e innescando una cambiamento negli schemi di circolazione nei due livelli inferiori dell’atmosfera, la troposfera e la stratosfera, che si manifesta con fenomeni climatici quali l’Oscillazione Nord-Atlantica, che a sua volta influenza i venti e il meteo nelle regioni più a Nord dell’Europa.

Ora, il 2013, secondo le statistiche, dovrebbe essere l’anno del massimo del suo ciclo di attività di 11 anni, ma finora la nostra stella appare più tranquilla di quanto dovrebbe essere.

Il numero delle macchie solari è al di sotto dei valori registrati nel 2011 e le eruzioni solari, caratteristiche del picco di attività, sono state relativamente scarse per mesi. Una quiete imprevista, che ha fatto pensare che le previsioni fossero sbagliate. Ma la realtà è più complicata.

Le macchie solari sono state contate in modo sistematico dalla metà del XVIII secolo e si è visto che il ciclo solare non è perfettamente regolare ed è compreso tra nove e 13 anni, mentre l’ampiezza varia: alcuni massimi sono deboli, altri forti.

Ma nel caso dell’attuale ciclo, il 24°, potrebbe ripetersi ciò che è accaduto nei due massimi solari passati, nel 1989 e 2001, che hanno mostrato non uno, ma due picchi distanziati di circa due anni. Nel corso di quest’anno si vedrà quindi se il fenomeno si ripeterà, anche se l’attuale ciclo sembra essere il più basso dagli inizi del secolo scorso.

La bassa intensità dell’attività della nostra stella potrebbe essere il segnale dell’inizio di una fase “tranquilla” e alcuni addetti ai lavori si spingono a sostenere che potremmo essere agli inizi di un nuovo “minimo di Maunder”, la drastica diminuzione dell’attività solare che si verificò tra il 1645 e il 1715, quando le macchie quasi scomparvero.

Questa fase si manifestò in pochi anni, senza fenomeni precursori, mentre durante la fase finale, tra 1700 e 1715, l’attività riprese solo gradualmente. Il “minimo” coincise con la parte centrale e più fredda della cosiddetta “Piccola Era Glaciale”.

Durante questa fase nell’emisfero boreale, e forse anche nel resto del mondo, si verificarono inverni molto rigidi. Osservando le macchie, si è notato che nel Settecento si ebbe una graduale risalita, interrotta da una fase di attività molto bassa tra il 1790 e il 1850 (il «minimo di Dalton»), quando si registrarono gli anni più rigidi dalla fine della Piccola Era Glaciale.

Poi ci fu una ripresa e, dopo una temporanea diminuzione tra Ottocento e Novecento, nel secolo scorso fu registrato il massimo numero di macchie del periodo.

Tornando al presente, l’ultimo massimo si è verificato tra 2000 e 2001 e, quindi, quello successivo era atteso per l’anno scorso, con un inizio del nuovo ciclo che avrebbe dovuto manifestarsi nel 2007. E invece niente. Il Sole è rimasto quieto.

Il minimo ha avuto un periodo di assenza di macchie di quasi 800 giorni, compreso tra 2008 e 2010, mentre la durata di un minimo tipico si attesta su una media di 300. Solo alla fine del 2009 sono riapparsi gruppi di macchie.

Ma quando sarà il prossimo massimo? Probabilmente verso la fine del 2013 o nel 2014 o non ci sarà affatto. E quale sarà la sua intensità? Non è facile prevederlo. L’attuale ciclo ha fatto registrare un numero massimo di macchie solari inferiore a 70 e si conferma come uno dei più deboli degli ultimi secoli.

Piccola Era Glaciale

Ad essere convinto che ci stiamo avviando verso l’inizio di una nuova Piccola Era Glaciale è il dottor Habibullo Abdussamatov, capo del settore russo dell’ISS e dello Space Research of the Sun Sector all’Accademia di Scienze Russa, secondo il quale l’Europa starebbe per entrare in una nuova era glaciale. Così spiega Abdussamatov:

“L’ultima si è verificata tra 1650 e 1850. In quegli anni, proprio nel nord Europa c’era molto più freddo e molta più neve di oggi, il Tamigi a Londra e la Senna a Parigi si congelavano ogni anno, nei Paesi Bassi c’era sempre ghiaccio e neve con tutti i canali congelati.

L’umanità è sempre stata prospera durante i periodi caldi e sofferente durante quelli freddi. Il clima non è mai stato e non sarà mai stabile”.

Ma a dipingere un quadro ancora più radicale è Robert Felix, il quale, nel suo libro “La prossima era glaciale“, dà vita a una convincente e ben documentata teoria sulle cause delle estinzioni di massa e dei più preoccupanti fenomeni fisici che coinvolgono il nostro pianeta, alla scoperta del sottile filo che lega inversione di campo magnetico, innalzamento delle temperature degli oceani, terremoti e attività vulcaniche.

65 milioni di anni fa, i dinosauri vennero spazzati via da qualcosa di terrificante e terribilmente veloce.

Cosa accadde? La teoria più diffusa è quella di un asteroide o un meteorite entrati in collisione con la superficie terrestre.

Ma per Robert Felix il 75% di tutte le specie allora viventi fu distrutto da una glaciazione, l’ennesima della storia del nostro pianeta.

Più o meno ogni 11.500 anni la Terra viene sorpresa da un’era glaciale, che arriva improvvisamente e altrettanto improvvisamente se ne va, lasciando dietro di sé una scia di morte e distruzione e cedendo il passo a un’era interglaciale, un’era di transizione.

Quella in cui ci troviamo attualmente e che sarebbe agli sgoccioli. Se queste idee dovessero concretizzarsi diventando realtà, non c’è dubbio che l’umanità si troverebbe a doversi adattare ad una situazione di vita completamente nuova e inesplorata.

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