Tracce di vita passata nel sottosuolo di Marte
Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Nature Geoscience confermerebbe, per l'ennesima volta, che Marte, in un passato più o meno remoto, sia stato in grado di sostenere la vita nel suo seno.

Ultimamente, quando si parla di Marte, soprattutto dopo l’arrivo della sonda Curiosity, sembra lì lì di ricevere la fantastica notizia che il Pianeta Rosso ospiti la vita, o che almeno l’abbia fatto in passato.

E, puntualmente, arrivano smentite, mezze smentite, realistiche possibilità o categorici dinieghi.

Insomma, il nostro cugino planetario non ne vuole sapere di svelare i suoi segreti, facendoci cadere ogni volta nella frustrazione che ci fa esclamare: ma quanto è difficile trovare forme di vita nell’Universo.

Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Nature Geoscience confermerebbe, per l’ennesima volta, che Marte, in un passato più o meno remoto, sia stato in grado di sostenere la vita nel suo seno.

I ricercatori hanno analizzato i minerali presenti nel sottosuolo del pianeta, custoditi a più di tre miglia di profondità, deducendone che si tratta di una delle prove più evidenti del passato biologico del Pianeta Rosso.

Per comprendere la genesi della deduzione degli scienziati, bisogna comparare le caratteristiche geologiche di Marte con quelle della Terra. Sul nostro pianeta, più della metà delle forme di vita è costituito ma microrganismi semplici capaci di vivere nelle rocce presenti sotto la superficie.

La ricerca suggerisce che la stessa dinamica possa essere avvenuta anche su Marte, rilevando che gli ingredienti fondamentali per la vita siano stati presenti nel sottosuolo per gran parte della sua storia.

Quando i meteoriti colpiscono la superficie di Marte, agiscono come delle sonde naturali, portando in superficie le rocce sepolte nel sottosuolo. Recenti indagini hanno dimostrato che molte delle rocce emerse contengono argille e minerali la cui composizione chimica è stata alterata dall’acqua, elemento essenziale per sostenere la vita.

Alcuni dei crateri più profondi hanno funzionato anche come bacini in cui le acque freatiche sono emerse formando dei veri e propri laghi, come il cratere McLaughlin, descritto nello studio.

“Non sappiamo come si sia formata la vita sulla Terra, ma non possiamo escludere che abbia avuto origine nel sottosuolo, protetta dalle dure condizioni ambientali che esistevano sulla Terra primordiale”, spiega il dottor Joseph Michalski, autore principale dello studio e geologo planetario presso il Museo di Storia Naturale di Londra. “Tuttavia, a causa della tettonica a placche, le condizioni geologiche iniziali della Terra sono state alterate in modo tale da non poter sapere mai quali processi hanno portato allo sviluppo della vita e alla sua evoluzione così precoce”.

Secondo il ricercatori, l’esplorazione delle rocce marziane, dove le antiche condizioni geologiche si sono conservate meglio che sulla Terra, equivale a ricostruire la storia geologica del nostro pianeta, aiutando i ricercatori a comprendere un’enorme quantità di processi chimici presenti anche negli altri pianeti del Sistema Solare.

Deanne Rogers, coautrice della ricerca e assistente presso il Dipartimento di Geoscienze della Stony Brook University, ha utilizzato i dati dell’Emission Spectrometer montato a bordo del Mars Global Surveyor e il Thermal Imaging System a bordo del Mars Odyssey, per rilevare e identificare i minerali che sembravano compatibili con l’ambiente idrico del fondo del cratere McLaughlin.

“La nostra comprensione di Marte sta cambiando molto rapidamente con l’arrivo dei nuovi dati”, ha detto Rogers. “Ci sono state diverse osservazioni e modelli che hanno messo in evidenza la possibilità di una vasta riserva di acque sotterranee nel passato di Marte, e forse ancora presenti. Quindi ci si potrebbe aspettare che i bacini profondi, come il McLaughlin, contengano le prove di questa acqua. E questo studio ha trovato che le prove”.

L’attuale esplorazione di Marte si concentra sullo studio dei processi di superficie, dato che le rocce sedimentarie hanno più possibilità di fornire la prova della vita, nonostante l’evidenza suggerisca che l’ambiente superficiale di Marte sia piuttosto inospitale.

“In questo articolo, presentiamo un metodo più incisivo per esplorare il sottosuolo. Personalmente, credo che dovremmo cercare di perforare il sottosuolo alla ricerca di vita antica. Altrimenti, come in questo caso, dobbiamo cercare di studiare le rocce che emergono naturalmente in superficie e analizzare i bacini nei quali emergono i fluidi di profondità”, conclude Michalski.

“Questa ricerca dimostra come gli studi della Terra e di Marte dipendono l’uno dall’altro”, aggiunge John Parnell, altro coautore della ricerca e geochimico presso l’Università di Aberdeen. “Quello che abbiamo appreso sui microbi che vivono sotto i continenti e nelle profondità degli oceani terrestri, ci permette di ragionare sull’habitat remoto di Marte che, a sua volta, ci mostra come possa essersi sviluppate la vita primitiva sulla Terra”.

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