Ebola: il misterioso supervirus di cui non si conoscono le origini
Identificato per la prima volta nel 1976 nell’attuale Repubblica Democratica del Congo, Ebola è uno dei virus più contagiosi che si conoscano, e anche uno dei più letali. Causa emorragie interne – e a volte anche esterne – che portano alla morte fino al 90 per cento delle persone infette.

Il mistero delle origini

Scoprire le specie in cui il virus si annida – i cosiddetti serbatoi naturali della malattia – potrebbe aiutare a prevenire l’infezione e mettere a punto strumenti di profilassi. Alcuni studiosi ipotizzano che i serbatoi naturali di Ebola siano i pipistrelli, e alcuni dati sperimentali sembrano confermare la teoria. I pipistrelli, ad esempio, sopravvivono all’inoculazione del virus.

Ma la struttura proteica di Ebola ha anche alcune caratteristiche in comune con retrovirus tipici degli uccelli, il che ha fatto pensare che il virus sia di origine aviaria. Una possibile ipotesi è che in un lontano passato il virus si sia evoluto negli uccelli, per poi essere trasmesso ai pipistrelli, che da allora lo passano a primati ed esseri umani, sostiene David Sanders, ricercatore della Purdue University. Potrebbe anche darsi che uccelli e pipistrelli siano entrambi serbatoi naturali della malattia.

Ebola non sarebbe il primo virus dalla storia complicata. Quello dell’influenza, ad esempio, in origine infettava solo gli uccelli, ma da lì è “saltato” all’uomo, che probabilmente l’ha trasmesso ai maiali. Oggi sia gli uccelli sia i maiali possono essere all’origine di epidemie di influenza tra gli uomini, come dimostrato dai recenti allarmi sulla “suina” e l’”aviaria”.

A quando il vaccino?

Quasi quarant’anni dopo la prima diagnosi, per Ebola non esiste ancora una cura. Una delle ragioni è che esistono molti ceppi del virus. “Quindi mettere a punto una risposta immunitaria contro il ceppo numero 1 non garantisce protezione dai ceppi 2, 3, 4 e 5”, spiega Sanders. Ma lo studioso aggiunge che una delle cause degli scarsi successi della ricerca in questo campo è la limitata portata della malattia. “Quante vittime americane ha fatto Ebola?”, si chiede. “La risposta è zero. Tendiamo a concentrarci sulle patologie che ci colpiscono di più”.

Oggi però il timore che il virus possa essere usato in attacchi terroristici potrebbe portare alla messa a punto di un vaccino. “Molti ricercatori hanno cominciato a occuparsene dopo l’11 settembre”, prosegue Sanders. “Di certo il Dipartimento della Difesa USA ci sta lavorando”.

Ma non è solo l’esercito a interessarsene, aggiunge Fair. Altri organismi federali, come il Dipartimento dell’Agricoltura, i National Institutes of Health e il Dipartimento per la Sicurezza interna hanno aumentato i fondi di bilancio destinati alla prevenzione del bioterrorismo, seguiti dall’Unione Europea, dal Giappone e da altri paesi. L’aumento della ricerca in questo campo potrebbe portare allo sviluppo di un vaccino che finirebbe per aiutare anche i paesi, come l’Uganda, colpiti da epidemie naturali.

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