Ebola: il misterioso supervirus di cui non si conoscono le origini
Identificato per la prima volta nel 1976 nell’attuale Repubblica Democratica del Congo, Ebola è uno dei virus più contagiosi che si conoscano, e anche uno dei più letali. Causa emorragie interne – e a volte anche esterne – che portano alla morte fino al 90 per cento delle persone infette.

L’epidemia del virus Ebola in corso in Uganda fa tornare d’attualità i tanti misteri che ancora circondano questa terribile malattia e le difficoltà nella ricerca di una cura.

Si pensa che l’epidemia sia scoppiata nel distretto di Kibaale, nell’ovest del paese, circa tre settimane fa, ma l’annuncio ufficiale è stato dato solo venerdì scorso.

Non è la prima volta che Ebola colpisce l’Uganda: nel 2007 un’epidemia fece 42 vittime, e un’altra nel 2000 uccise più di 200 persone.

In un primo momento, spiegano le autorità ugandesi, il morbo non era stato identificato perché i pazienti non manifestavano alcuni dei tipici sintomi, come le emorragie, e perché molti di loro soffrivano già di altre patologie, come la malaria, che rendevano più difficile la diagnosi.

Finora si contano 14 morti, tra cui una dirigente sanitaria e la sua bambina di quattro mesi e nove membri di un’unica famiglia. Un’altra decina di persone, riferisce il Washington Post, sono ricoverate nel locale ospedale per sospetta infezione.

Le conoscenze della medicina sul virus sono ancora scarsissime. Non si sa come si sia originato, né in quali specie si annidi tra un’epidemia e l’altra, né come curarlo, né come si trasmetta l’infezione.

Lo dimostra l’appello alla nazione rivolto dal presidente ugandese Yoweri Museveni lunedì scorso: “Sconsigliamo le strette di mano, in quanto possono causare un contatto attraverso il sudore che può creare problemi… Evitate la promiscuità, perché queste malattie si trasmettono anche attraverso i rapporti sessuali”.

“Per ora non ci sono prove, né teorie scientifiche, a sostegno dell’idea che Ebola si trasmetta attraverso il sudore” con una semplice stretta di mano, precisa Joseph Fair, presidente di Metabiota, un centro di ricerca di San Francisco che studia il virus e altri agenti patogeni.

È vero però che i fluidi corporei possono trasportare l’infezione. In generale, “prestare più attenzione all’ambiente e alle persone con cui si viene in contatto è sempre raccomandabile se si vive in una zona contagiata”, sostiene lo scienziato.

Un virus “incredibilmente letale”

Identificato per la prima volta nel 1976 nell’attuale Repubblica Democratica del Congo, Ebola è uno dei virus più contagiosi che si conoscano, e anche uno dei più letali. Causa emorragie interne – e a volte anche esterne – che portano alla morte fino al 90 per cento delle persone infette. I sintomi iniziali sembrano di scarsa gravità: vomito, occhi rossi, dolore di stomaco, singhiozzo.

Ma con l’andare del tempo il virus causa una diffusa perdita di sangue dai vasi capillari. ”In sostanza, cedono le giunzioni tra le membrane cellulari, e i capillari cominciano a perdere sangue. A quel punto cala la pressione sanguigna e lo shock porta alla morte… è una morte estremamente dolorosa”.

Inoltre, i pochi che riescono a guarire dall’Ebola sono spesso trattati da reietti dal resto della popolazione, per timore che siano ancora portatori del contagio. Eppure l’infezione non è cronica come quella da HIV. “Le campagne d’informazione sulla prevenzione dell’AIDS sono state molto efficaci”, spiega Fair, “ma come effetto indesiderato hanno fatto diffuso la convinzione che tutte le infezioni siano croniche, e che si resti contagiati per tutta la vita”.

CONDIVIDI: